Mi sono rotto il cazzo

Mi sono rotto il cazzo

Charlie, se tu ancora fossi qua ti uccideresti!

Mi sono rotto il cazzo

di questi sedicenti e presunti cinefili morti dentro.

Mi sono rotto il cazzo di chi sta iniziando a far diventare il cinema soltanto come una scienza da studiare e dove chi è più scienziato deve zittire tutti gli altri.

Mi sono rotto il cazzo di vedere gente che non ama i film, ma ama se stessa che guarda e conosce film.

Finti appassionati, ego spropositato.

Come quegli intellettuali che non amano i libri ma amano se stessi che leggono e conoscono libri.

Mi sono rotto il cazzo che, ad esser in questa maniera, siano soprattutto i più giovani, i ventenni, quelli che dovrebbero avere ancora addosso la meraviglia, lo stupore e la capacità di emozionarsi che avevano l’altro ieri, quando erano bambini che non sapevano rifarsi il letto (come non se lo faranno adesso, del resto).

Mi sono rotto il cazzo di vedere giovani che dicono a 40enni che da 25 anni campano di film:

“Eh, ma se non hai visto Bergman inutile parlare con te”

“Eh, ste cose le fa, e meglio, Béla Tarr”

Béla Tarr, regista e sceneggiatore ungherese.
Béla Tarr, regista e sceneggiatore ungherese.

Giovani che devono dimostrare di saperne di più, che sembra debbano avere una patente da cinefilo.

Ma lo vedi lontano un miglio che la loro non è passione, la loro è una professione.

Non c’è alcuna differenza tra un selfie al bagno e un giovane che si fa bello snocciolando cinefilia vuota, cruda, senz’anima; è solo mostrare sè stessi al mondo, solo sentirsi belli, da ammirare.

E fanno sentire magari “handicappati” o inferiori quei magnifici giovani che invece hanno la passione, quella vera, quella di veder cose, qualsiasi siano, quella di sbagliare visioni, quella di avere gusti ancora discutibili, quella di migliorarsi, quella di scoprire piano piano…

E invece no, e invece soccombono a ‘sti falsi scienziati che poi, per la legge del più forte, spesso li fanno diventare come loro.

Mi sono rotto il cazzo di chi non capisce che il cinema è nato per stupire, per meravigliare e per emozionare. E che solo dopo, solo dopo, può e deve anche essere materia di studio, di approfondimento, di analisi.

Mi sono rotto il cazzo di chi ha l’arroganza della conoscenza e non l’umiltà della conoscenza, di chi non capisce che sapere le cose, saperne di più degli altri, è una cosa bellissima solo e soltanto se quegli altri li accompagni a migliorarsi, se li aiuti, se gli spieghi cose con la gioia di farlo. E invece no, e invece è tutto morto, è tutto solo sport, saperne di più, arrivare prima, dimostrare di esser migliori.

Mi sono rotto il cazzo, e questo post da qui viene fuori, di vedere articoli su articoli per demolire il nuovo Blade Runner 2049, articoli in cui si cerca solo di esaltare il passato, si cerca solo di dimostrare quanto un vero cinefilo difende i cult.

Una scena del film Blade Runner 2049
Una scena del film Blade Runner 2049

E fa quasi pena che chi fa così non sappia che il primo Blade Runner fu un flop clamoroso e che, se nel tempo la critica e l’uomo non l’avessero rivalutato e innalzato a capolavoro, questi presunti cinefili di adesso l’avrebbero snobbato e, probabilmente, vedendolo, direbbero che è un “filmetto”.

Una scena di Blade Runner, film di fantascienza del 1982, diretto da Ridley Scott.
Una scena di Blade Runner, film di fantascienza del 1982, diretto da Ridley Scott.

Ma sulla loro patente ci deve essere questo.

Mi sono rotto il cazzo di chi non capisce che se dopo 30 anni viene fatto un sequel di un film (e non un remake) e se questo lo si affida a uno dei più grandi registi viventi (Denis Villeneuve – NdR) è solo una cosa meravigliosa per il capostipite, un atto d’amore e di stima. Nessun sequel di 30 anni dopo può oscurare e rovinare un capostipite.

Ma non lo capiscono.

E vedono i film sapendo già cosa dire, sapendo già cosa scrivere. Li vedono cercando solo gli appigli per poi poter giustificare le loro demolizioni.

No, amici miei, no!

E fa specie che, spesso, tutti questi sedicenti esperti, questi sul piedistallo, questi che appena ci provi a parlare ti viene subito l’orticaria, poi, alla fine, di cinema nemmeno capiscono nulla, non saprebbero capire la differenza tra l’intensità di un primissimo piano e la magnificenza di uno lungo, tra la morbidezza di una carrellata e la potenza di un montaggio.

Niente li può cambiare, le loro frasi precostituite sono già pronte.

Porca puttana.

Mi sono rotto il cazzo di questo cinema che è ormai entomologia quando gli stessi entomologi, molte volte, si emozionano a dissezionare un insetto.

Non c’è vita, c’è solo saperne di più, anzi, saperne di meno ma cercar di dimostrare di saperne di più.

E ormai se la meraviglia, l’umiltà e la voglia di imparare ad emozionarsi l’hai volutamente persa a 20 anni poi non la ritrovi più, diventerai un insopportabile 50enne che ne saprà quanto ne sapeva prima, cioè poco, ma in più avrà inserito nella sua patente da cinefilo solo più nomi da snocciolare per farsi bello.

Denis Villeneuve
Denis Villeneuve, regista del film Blade Runner 2049, uno dei più grandi registi viventi.

Lo studio senza passione non serve a un cazzo.

Lo studio freddo e metodico non serve a un cazzo.

O almeno non nel cinema, che è ed è sempre stata una macchina dei sogni.

Mi sono rotto il cazzo di chi guarda o studia film senza farsi mai brillare gli occhi.

Quando agli stessi scienziati, quelli veri, quelli con passione, brillano ad ogni loro nuova scoperta.

E invece no, invece a questi egotici e appariscenti cinefili, gente che senza la rete non sarebbe esistita, gli occhi brillano solo e soltanto in un luogo.

Davanti allo specchio.

Magari sotto delle sopracciglia rifatte.

 

Giuseppe Armellini
ilbuioinsala.blogspot.it


More from Giuseppe Armellini

Sicario (di Denis Villeneuve) – Estasi Cinematografica

La conferma di un regista straordinario. E la storia di una lotta...
Read More

3 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *