Dunkirk – Capolavoro assordante e immersivo


1940. Operazione Dynamo. Stretti dai tedeschi in una ferale morsa, le truppe inglesi e francesi aspettano impazienti e terrorizzate, sulla spiaggia di Dunkirk, l’arrivo di una nave che possa trarli in salvo.

Nolan apre il sipario a suon di proiettili, con dirompenza ed energia. Mostra il conflitto che c’è nel cuore degli uomini, avvelenato dalla crudeltà della guerra, ancor prima di mostrare l’efferatezza delle esplosioni. E dimostra come il montaggio sia di fondamentale importanza, ancor prima della sceneggiatura.

In 1 ora e 45 minuti riesce a rappresentare TRE scenari che si svolgono con tre tempistiche differenti (per chi non lo sapesse è consuetudine di Nolan “giocare” con i tempi cinematografici, diciamo che una narrazione lineare non è nelle sue corde e, forse, non gli riuscirebbe neanche troppo bene):

LA SPIAGGIA.
Arco di tempo: 1 settimana

IL MARE, ove un uomo (Mark Rylance), insieme al figlio e a un suo amico, salpano alla volta di Dunkirk per cercare di salvare quanti più soldati possibile.
Arco di tempo: 1 giorno

IL CIELO, ove un pilota (Tom Hardy) cerca di abbattere quanti più caccia nemici per sventare ogni minaccia che possa mettere in pericolo il buon esito del salvataggio.
Arco di tempo: 1 ora

Tre prospettive che si incontrano in determinati punti. Il “trucco” è sfasare i tempi, cosicché, ad esempio, ciò che vediamo accadere nei cieli (dalla prospettiva dei piloti), non è ancora accaduto per chi si trova in mare; né, tantomeno, per chi si trova in spiaggia. Questa tecnica è gestita con tale maestria da non lasciare adito a dubbi, e rende la narrazione molto più intrigante. In poco tempo Nolan riesce così a raccontare un periodo molto più lungo, senza appesantire la visione. Un ritmo sempre più frenetico porta infine alla convergenza. Un trittico semplicemente superbo.

La musica di Hans Zimmer è angosciante e riesce a trasmettere emozioni uniche, nonché a entrare in sintonia coi battiti del cuore, il ticchettio delle lancette che scorrono, i fischi dei proiettili. Il caos della guerra diventa armonia di elementi. Dai costumi, alle scenografie, agli effetti sonori e visivi. Tutto è coadiuvato da una fotografia mozzafiato. Spettacolari paesaggi di un mare calmo e infinito e di una spiaggia trapunta di corpi.

Come non menzionare la bravura di un cast in stato di grazia. Fionn Whitehead è bravissimo. Tom Hardy recita, solo con gli occhi, nell’abitacolo del caccia. Uno sguardo sempre vigile e intenso. Cillian Murphy è bravo nel ruolo di un pilota ritrovato in mare che soffre di disturbo post-traumatico. L’interpretazione di Mark Rylance è toccante e Kenneth Branagh è Kenneth Branagh. Tuttavia è Harry Styles la sorpresa più grande.

Alla fine è la patria che naviga, attraversando la Manica, in aiuto dei propri compatrioti dispersi. La meravigliosa sequenza finale fa riflettere sul valore del coraggio e della sopravvivenza.

Christopher Nolan firma un altro capolavoro. Non sbaglia un colpo. E si conferma il regista e sceneggiatore più talentuoso di questa generazione.

 

Alessandro Pin
www.destinazionecosmo.com

 


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