Perché non esistono più i blockbuster di una volta?

Suicide Squad è l’ultimo esempio di film ad altissimo budget “super atteso” capace di provocare non poche reazioni negative e persino deludere.

Anche se, a prima vista, le analisi dei dati al box office possono non essere così negative, è comunque da rilevare un calo netto delle presenze al cinema tra il primo ed il secondo fine settimana d’uscita della pellicola (69,7%).

Suicide Squad
Suicide Squad

Suicide Squad è l’ennesima opportunità per fare una domanda che i più sensibili si pongono ormai da anni (mentre altri, critici compresi, sembrano ormai anestetizzati…): perché non esistono più i blockbuster di una volta?

Personalmente ho sempre pensato che intrattenimento fosse sinonimo di qualità, e che potesse veicolare dei messaggi e dei significati. Ho sempre creduto che la visione di un autore andasse al di là della separazione tra film indipendenti e blockbusters. Me lo hanno insegnato, fin da piccolissimo, i film di Batman girati da Tim Burton, i Superman di Richard Donner ed i Ritorno al Futuro di Robert Zemeckis.

Ritorno al Futuro
Ritorno al Futuro

La risposta alla mia domanda può essere data da una semplice ma particolare situazione: negli ultimi dieci anni si è affermato un fenomeno cinematografico che è un parente ancora più ricco e potente del blockbuster: il tentpole (tradotto letteralmente “paletto da tenda”). I tentpole sarebbero tutti quei film che fanno parte di un universo cinematografico molto più grande e che, a livello commerciale, corrispondono ad un franchise.

I più importanti sono quelli legati a Marvel, DC Comics e Star Wars, rispettivamente gestiti da Disney (Marvel e Star Wars) e Warner Bros.

Darth Vader - Star Wars
Darth Vader – Star Wars

A questi si potrebbero aggiungere anche altri franchise come 007, Star Trek, Transformers.

Ora, soprattutto negli ultimi dieci anni, la tendenza dei tentpole è stata quella di lavorare su un’amalgama di storie inserite in un universo coerente, con l’obiettivo di prolungare il più a lungo possibile il franchise e, a conti fatti, serializzare il cinema.

Da una parte, tutto questo ha creato un effetto positivo (capace a volte di sfociare in hype-sterismo), ovvero quello di non esaurire l’attesa ed il piacere di godere una storia e dei personaggi nell’arco di una visione, diluendola invece in più anni ed in più lungometraggi al cinema. Ciò ha portato ad un’attesa spasmodica di trailer, immagini dal set e notizie a profusione sui film in lavorazione.

Dall’altra, l’effetto fortemente negativo è stato quello di aver privato i registi chiamati a dirigere i singoli film, di una visione d’autore o anche della semplice autonomia nel decidere i particolari della pellicola.

Ad esempio il regista Fede Alvarez, autore del remake de La Casa, ha dichiarato di essere stato in trattativa con la Marvel per dirigere un film sui supereroi, ma alla fine ha rifiutato. Il perchè è dovuto al fatto che avrebbe avuto difficoltà a inserirci all’interno la propria visione. “Avevano già programmato tutto! – ha dichiarato – Avevano programmato lo stile, la maniera in cui girare il film, i colori, l’umore. Che cosa avrei fatto io?”.

La Casa - Fede Alvarez
La Casa – Fede Alvarez

Ecco il punto.

Perché allora chiamare in causa registi di talento o anche più affermati, se poi ciò che serve alle major è avere dei semplici shooter?

Da sempre, i motori dei blocbkuster di successo sono stati una visione d’autore ed una narrazione di qualità, capaci di imporsi nel film e conquistare il pubblico. A volte, il ruolo di mediatore tra produzione e regista è stato ben svolto da grandi produttori esecutivi (vedasi Steven Spielberg in Ritorno al Futuro) ma il margine di autonomia del regista, in film ad alto budget, fino a qualche tempo fa aveva avuto ancora una rilevanza. Dalla nascita dei tentpole in poi, il margine di autonomia si è praticamente azzerato!

L’ultimo film de I Fantastici Quattro è stato rimontato dalla stessa 20th Century Fox, perché il regista non aveva rispettato le richieste della produzione, ovvero produrre un film di supereroi con humor in stile Marvel.

La visione del regista Josh Trank non andava bene alla casa cinematografica.

L’attore che ha interpretato il Dottor Destino, ovvero Toby Kebbell, ha dichiarato che Trank “ha girato una versione molto dark dei Fantastici Quattro, un bellissimo film che non vedrete mai, purtroppo”. E poi ha rincarato la dose affermando: “Ero il Dottor Destino solo in tre scene del film, in tutte le altre c’era qualcun altro sotto il mio costume…”.

I Fantastici Quattro
I Fantastici Quattro

Quindi, il discorso fatto sul ruolo del regista può essere applicato anche agli attori.

Perché scegliere i più grandi interpreti sulla piazza (a parte Leonardo Di Caprio, Ryan Gosling e pochi altri ci sono passati praticamente tutti…) per poi assegnare loro personaggi piatti e d’impatto emotivo così scarso?

Purtroppo quindi “tentpole” è sinonimo di plastica, superficialità, piattezza. Specchio di un’epoca iper-consumista e vittima di una crisi economica che ha evidenziato quanto il capitalismo abbia un effetto “squalo” sull’economia (la Disney è riuscita a fagocitare tutto, acquisendo in un sol boccone la Marvel ed il franchise di Star Wars).

Anche l’ultimo Star Trek Beyond annacqua dannatamente il messaggio esistenzialista di ogni singola puntata della saga originale, e non riesce a dare personalità ai characters principali (nonostante l’impegno, Zachary Quinto e Chris Pine – nei ruoli di Spock e Kirk – non hanno il carisma necessario e nemmeno una sceneggiatura adeguata per sostituire Leonard Nimoy e William Shatner), non riuscendo neanche a seguire i semplici canoni del film d’azione: un’altalena di tensione ed emozione che sale e scende, in realtà è stata trasformata in un continuo e frenetico anestetico.

Star Trek Beyond
Star Trek Beyond

Le critiche negative e diversi commenti che ruotano attorno all’ultimo tentpole Suicide Squad sono una dimostrazione di questa tesi.

Le tre settimane di reshoots del film (che molti siti specializzati ritengono siano state fatte per alleggerire il tono dark della pellicola), subito dopo l’insuccesso di Batman V Superman, fanno tanto pensare ad una decisione venuta dall’alto che ha pesato sulla visione originale del regista David Ayer.

Inoltre, secondo quanto riportato dal The Hollywood Reporter, pare che lo stesso montaggio originale del regista sia stato sostituito da un montaggio della produzione che ha alleggerito il tono del film e che ha reso la pellicola molto confusionaria e frammentata (Ayer ha poi smentito, anche se in seguito ha affermato che il film è stato rimontato sei o sette volte).

E ancora, la fretta di partire subito col progetto avrebbe portato, sin dal principio, ad un grosso problema: il film è stato annunciato prima ancora di avere una sceneggiatura pronta. Tutto ciò ha portato il regista a produrre uno script frettoloso ed impreciso.

Batman V Superman
Batman V Superman

Insomma, con Suicide Squad la vera sostanza del film (sceneggiatura e montaggio) è stata messa in secondo piano rispetto ad una campagna marketing costruita ad hoc.

Per quanto i super incassi della Marvel-Disney e di Star Wars: The Force Awakens (uno dei pochi tentpole riusciti insieme a I Guardiani della Galassia, per il quale il regista James Gunn è riuscito a fare di necessità virtù, sapendo aggirare limitazioni e visioni imposte dall’alto) facciano pensare ad un periodo roseo per i franchise di plastica, le serie TV di qualità stanno fornendo al pubblico livelli di narrazione elevatissimi, che contrastano con la piattezza dei film franchise del cinema.

Kylo Ren - Star Wars
Kylo Ren – Star Wars

Viene perciò da porsi una domanda: c’è il rischio che una parte del pubblico inizi ad allontanarsi dalle sale cinematografiche, chiudendosi nelle comodità della propria casa per gustarsi visioni seriali di maggiore qualità?

Detta così, può sembrare folle come frase, ma la dipendenza da serial e la delusione da tentpole potrebbero alla lunga avere un effetto distruttivo.

Stranger Things - NETFLIX
Stranger Things – NETFLIX

Peccato che la potenza comunicativa e di marketing dei tentpole, capace di gonfiare l’hype a livelli abnormi, porti spesso a partorire un topolino, anziché creare eventi mondiali nel quale il cinema e personaggi iconici della cultura popolare vengano celebrati e portati al massimo livello di popolarità ed attenzione mediatica.

Peccato, perché il prossimo trailer potrebbe non suscitare più così tanto interesse. A meno che il “capitalismo cinematografico mangiatutto” non cambi strada, restituisca un po’ di umanità e creatività alle proprie pellicole, e dia un margine di autonomia a chi è la vera sostanza del cinema.

 

Davide Mirabello
www.playersmagazine.it

 

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