SHINY Magazine 5 – Rivoluzionarie

SHINY Magazine 5

Martedí 16 settembre 2008. Un web guru, Bill Tancer, attraverso la Reuters annuncia che le sue analisi sulle abitudini degli utenti del web lo portano a concludere che i social networks superano per numero di visite i siti per soli adulti: “Social networking sites” – scrisse la Reuters – “are the hottest attraction on the Internet, dethroning pornography and highlighting a major change in how people communicate, according to a web guru.”

Sembra essere solo un insignificante elemento di curiosità, specie in un mondo che nel frattempo sprofonda in una terrificante crisi finanziaria, ma di fatto é l’inizio di una nuova era: la Terza Rivoluzione Culturale.

Ebbene sí. Dopo aver assistito alle primarie, quirinarie, parlamentarie, comunarie e gazebarie italiane anche noi di Shiny Magazine abbiamo deciso di darci delle …arie! 😉

Abbiamo voluto così partecipare alle ben più prestigiose rivoluzionarie! I candidati devono ripercorrere la storia, indicare quella convergenza di fattori che a loro giudizio ha determinato passaggi epocali e, per interpolazione, predire la prossima rivoluzione!

Scherzi a parte, un pizzico di sensazionalismo pare sia necessario: caratterizza i nostri tempi e fa parte delle regole (non scritte) del gioco.

SHINY Magazine 5

Lo abbiamo visto quest’anno a Davos. Il World Economic Forum si è aperto con l’annuncio del suo fondatore, Klaus Schwab, riguardo l’imminente quarta rivoluzione industriale:

“We stand on the brink of a technological revolution that will fundamentally alter the way we live, work, and relate to one another. In its scale, scope, and complexity, the transformation will be unlike anything humankind has experienced before. We do not yet know just how it will unfold, but one thing is clear: the response to it must be integrated and comprehensive, involving all stakeholders of the global polity, from the public and private sectors to academia and civil society. The First Industrial Revolution used water and steam power to mechanize production. The Second used electric power to create mass production. The Third used electronics and information technology to automate production. Now a Fourth Industrial Revolution is building on the Third, the digital revolution that has been occurring since the middle of the last century. It is characterized by a fusion of technologies that is blurring the lines between the physical, digital, and biological spheres.”

Siamo prossimi ad una rivoluzione tecnologica (The Fourth Industrial Revolution) senza precedenti – dice Schwab – caratterizzata dalla fusione di più tecnologie in cui le linee di confine tra sfera digitale, fisica e biologica diventano sempre meno evidenti.

Jeremy Rifkin, autore di un paio di libri che recentemente annunciano l’arrivo della terza rivoluzione industriale, risponde piccato che le cose stanno diversamente:

The very nature of digitalization — which characterizes the Third Industrial Revolution — is its ability to reduce communications, visual, auditory, physical, and biological systems, to pure information that can then be reorganized into vast interactive networks that operate much like complex ecosystems. In other words, it is the interconnected nature of digitalization technology that allows us to penetrate borders and “blur the lines between the physical, digital, and biological spheres.” Digitalization’s modus operandi is “interconnectivity and network building.” That’s what digitalization has been doing, with increasing sophistication, for several decades. This is what defines the very architecture of the Third Industrial Revolution. All of which raises the question: why, then, a Fourth Industrial Revolution?

SHINY Magazine 5
Jeremy Rifkin

Il processo di digitalizzazione – dice Rifkin – che sta rendendo sempre più sottili ed indistinguibili le linee di confine con l’ambiente fisico e biologico è in corso da decadi. Trattasi di un livello di sofisticazione crescente, non di una discontinuità tale da giustificare la definizione di quarta rivoluzione industriale. Tutti gli elementi visivi, uditivi, biologici e fisici vengono ricondotti ad informazioni che riorganizzate consentono una gestione simile a quella di complessi ecosistemi.

Potremmo fare altri esempi (come quello degli autori del libro The Second Machine Age) ma Klaus Schwab ha ormai aperto il vaso di Pandora e, come dicevamo, le “rivoluzionarie” sono cominciate.

La nostra idea è che ci sia stata una lunga e lenta Prima Rivoluzione Industriale (che comprende entrambe le fasi a cui si fa spesso riferimento) attivata dall’ingegneria meccanica che ha trasformato l’energia disponibile, da un certo punto in poi per lo più attinta dai combustibili fossili, in produzione e logistica.

Poi abbiamo assistito ad una più recente Seconda Rivoluzione Industriale determinata da un mix di tecnologie quali automazione, elettronica, telecomunicazioni ed ICT.

Quella in arrivo, invece, ci sembra la Terza (e non la Quarta) Rivoluzione, basata su una sorta di bio-cyber-physical system, ossia un sistema integrato di tecnologie (robotica, internet, IoT, 3D printing, virtual reality, renewable energy, genomica, ecc…) connesse attraverso una internet che allunga i suoi tentacoli sulle cose (IoT) e sull’energia (Smart Grids), e coordinate da una evoluta forma di intelligenza artificiale capace di imparare (deep learning).

SHINY Magazine 5
AlphaGo

“Non è più questione di forza bruta o di mera capacità di calcolo” – racconta a Repubblica.it Giorgio Metta, capo del team iCub all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova – “AlphaGo di Google non avrebbe mai potuto competere con il suo avversario in carne e ossa, il sudcoreano Lee Sedol, a un gioco così complesso e dalle variabili infinite come il Go se si fosse limitato a contare ostinatamente le variabili. Non è quindi la riproposizione di quel duello avvenuto nel 1997 tra il campione mondiale di scacchi Garry Kasparov e il computer Deep Blue della Ibm. Stavolta la tecnica è diversa. AlphaGo, che è in grado di apprendere e di ragionare, è la punta di diamante di quella scienza chiamata apprendimento delle macchine o “deep learning”. Si basa su reti neurali sintetiche, fatte di chip, a più strati. Ogni strato è destinato a risolvere un problema specifico e sommato agli altri genera la complessità, dunque la comprensione. Nel campo del riconoscimento delle immagini ad esempio, il primo strato individua i contorni, le forme, distingue le ombre. Il secondo gli arti, il volto e la fisionomia del soggetto e quel che compare sullo sfondo. Il terzo arriva a dare un nome alle cose, persone, animali, riconoscendole come appartenenti ad una categoria: foresta, rana, tramonto, spiaggia. E più analizzano immagini, o più giocano a Go, più queste macchine diventano abili, riducendo il margine di errore.”

Cosa c’entra tutto questo con la suddetta Terza Rivoluzione CULTURALE? C’entra eccome!

Noi pensiamo che ogni rivoluzione industriale, non a caso, sia stata preceduta da una culturale.

Esiste una relazione causa-effetto che ad ogni passaggio si compie più velocemente.

Se è vero come è vero che senza Rinascimento non ci sarebbe stata l’età moderna e che la cultura ha le potenzialità per diventare il motore dell’economia, della società e dell’innovazione, possiamo pensare che in passato ciascuna Rivoluzione Culturale abbia gettato le basi per la corrispondente Rivoluzione Industriale.

SHINY Magazine 5

A supporto di questa teoria, nel 2011 un comitato di 17 esperti, ENCC, riconosce e mette nero su bianco la reale portata del fenomeno. In un interessantissimo report, peraltro riproposto nei suoi tratti salienti nella nostra sezione inglese “Global”, l’european expert network on culture illustra con dovizia di particolari la teoria del Culture 3.0, a cui noi diamo maggiore enfasi con l’espressione “Terza Rivoluzione Culturale”, che si può brevemente riassumere come segue:

All’inizio c’erano i Mecenati (Culture 1.0 o Prima Rivoluzione Culturale) che finanziavano direttamente la produzione culturale determinando di fatto una limitata offerta e domanda di cultura.

Poi, con lo sviluppo dei Mass Media (Culture 2.0 o Seconda Rivoluzione Culturale), si è verificata un’ esplosione dal lato della distribuzione di prodotti culturali, con un’offerta rimasta comunque relativamente limitata.

Con l’avvento dei Social Networks, infine, anche l’offerta di cultura è esplosa (Culture 3.0 o Terza Rivoluzione Culturale) ed oggi ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione senza precedenti. Mai come ora si era visto tanto fermento su entrambi i fronti: quello dell’offerta e della domanda culturale.

Il risultato dello studio é a tal punto affascinante da meritare, a nostro avviso, l’enfasi che solitamente si attribuisce alle fasi industriali. È infatti incredibile osservare la relazione che esiste tra i due fenomeni. I Paesi con maggiore partecipazione culturale sono anche quelli più innovativi.

Gli effetti straordinari prodotti dal Culture 3.0 (alias Terza Rivoluzione Culturale) li abbiamo potuti apprezzare anche in Shiny Magazine. Gli esempi più eclatanti vengono dagli artisti. Senza filtri, si sono costruiti la loro popolarità di nicchia. In passato non sarebbero esistiti senza essere selezionati da qualcuno, ma con la tecnologia oggi disponibile sono capaci di mostrare al mondo innovazioni e specializzazioni fenomenali.

SHINY Magazine - Iris Scott
SHINY Magazine – Iris Scott
SHINY Magazine - Patrice Murciano
SHINY Magazine – Patrice Murciano
SHINY Magazine - Craig Gum
SHINY Magazine – Craig Gum
SHINY Magazine - Samantha French
SHINY Magazine – Samantha French
SHINY Magazine - Francoise Nielly
SHINY Magazine – Francoise Nielly
SHINY Magazine - Stefan Gesell
SHINY Magazine – Stefan Gesell

Non possono esserci rivoluzioni senza rivoluzionari. Tra i tanti vorremmo citarne due che in quest’ultimo periodo, per ragioni diverse, sono stati oggetto di particolari attenzioni.

Il primo pensiero va ad Umberto Eco, la cui esistenza ha dimostrato come la genialità risieda in menti creative, rese tali da un’intensa e variegata attività culturale. Da San Tommaso a Mike Bongiorno non si è fatto mancare nulla. Forse se avesse avuto più tempo si sarebbe cimentato anche sulla fenomenologia di Checco Zalone. Un altro rivoluzionario che, allegramente, fa cultura. Il suo viaggio tra i due estremi (da una parte il posto fisso, il nucleo familiare fisso, il modello di vita fisso e, dall’altra, il posto flessibile, la famiglia flessibile, il modello di vita flessibile) ha divertito tutti ed incantato i più arguti con “Quo vado?”.

L’ultima riflessione va ai rivoluzionari che ci leggeranno. Attenti al vostro privato. Gli sciacalli vi osservano e sono pronti a speculare su ogni vostra debolezza. Quando celebrare la vostra grandezza diventerà semplice routine, cercheranno di demolirvi dandovi in pasto ai detrattori e agli invidiosi di sempre.

SHINY Magazine 5

Non ci credete? Guardatevi con il disgusto che merita lo scempio morale del tecnicamente ottimo film “Steve Jobs” di Danny Boyle.

 

Francesco Annunziata

 

SHINY Magazine vi augura BUONA LETTURA!

 

ANTEPRIME:


More from Luca Tenneriello

Shiny Magazine 02

Le buone idee proliferano in menti creative, rese tali da un’intensa e...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *