Dylan Dog è morto

Dylan Dog è morto

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Facebook - Screenshot
Facebook – Screenshot

Dylan Dog è morto.

Questo, che ci piaccia o no, è un dato di fatto. Se dal punto di vista delle vendite è moribondo e dal punto di vista della qualità è in coma, è considerando la narrazione del fumetto che possiamo, senza paura di essere smentiti, celebrare il funerale a una delle testate italiane che più hanno scosso il panorama dei fumetti per ragazzi.

Cimitero

Purtroppo arriviamo tardi: questo funerale andava celebrato anni fa. Tanti anni fa.

Ma andiamo con ordine. Dylan Dog è un fumetto della casa editrice Sergio Bonelli Editore, che pubblica tra gli altri Tex, Martin Mystère, Nathan Never, Julia e tanti altri fumetti più o meno riusciti (spoiler: tra i meno riusciti ci mettiamo Orfani, va là).

Narra le gesta di Dylan Dog, indagatore dell’incubo, e del suo assistente e amico Groucho, alle prese con orrori di tutti i tipi.

Dylan Dog

Il personaggio è stato ideato da Tiziano Sclavi, eccentrico scrittore dalla mente oscura e creativa, che ha preso il tipico romanzo mai pubblicato nel cassetto e lo ha riadattato per trasformarlo in un fumetto, diventando un autore di culto. Il romanzo, intitolato Dellamorte Dellamore, è molto più oscuro e dalle atmosfere malate rispetto a quello che poi sarà il fumetto, ma ne tratteggia già le idee principali (come, per esempio, il fare riflessivo del protagonista, dallo sguardo costantemente malinconico).

Dellamorte Dellamore

Nota a margine (prima che poi nei commenti qualcuno gridi “oh mio dio, ma hai scritto delle cazzate!”):
una volta divenuto famoso, Sclavi ha pubblicato il libro, e da esso hanno poi tratto un film con Rupert Everett e Anna Falchi in gran spolvero.

Dellamorte Dellamore - Una scena del Film
Dellamorte Dellamore – Una scena del Film

Il Fenomeno Dylan Dog

A differenza delle altre testate citate, Dylan Dog negli anni 90 sale alla ribalta per i temi trattati, finendo spesso sulla stampa generalista che grida allo scandalo, soprattutto per le scene splatter, di sesso, e le tematiche adulte (basti pensare al numero 88, Oltre la Morte, datato 1994, dove uno dei personaggi sta morendo a causa dell’AIDS). Nel 1990 arriva addirittura un’interrogazione parlamentare sui fumetti splatter, che però non sortisce effetto.

Tutta questa visibilità nata dalle polemiche, chiaramente, spinge le vendite come nessuno si aspettava e, nel 1992, Dylan Dog supera le 300 mila copie di tiratura con l’edizione originale. Iniziano a fioccare speciali, ristampe, almanacchi e pure un po’ di merchandising (probabilmente sono una delle dieci persone che, all’epoca, ha comprato il gioco di ruolo di Dylan Dog). Ci fanno pure dei videogiochi, gli (allora) ragazzi della Simulmondo, e si organizzano feste ed eventi a tema.

Insomma, gli anni ’90 sanciscono l’inizio della Dylan-Dog-Mania.

Di cosa parla Dylan Dog

Quello che la stampa generalista e i deputati democristiani non compresero allora era però il messaggio che Dylan Dog portava con sé.

Spesso, infatti, non si trattava di mero intrattenimento, di una caccia al “mostro della settimana” (anzi, del mese nel caso di Dylan Dog); molte volte tutto lo splatter e il gore del fumetto erano una scusa per raccontare il vero orrore della vita, la discriminazione verso i più deboli o i diversi, la violenza contro gli animali, la difficoltà delle persone normali a rimanere a galla nella vita di tutti i giorni. La morte degli ideali. Il dolore che accompagna la fine di una storia o la perdita di una persona a cui vogliamo bene.

Dylan Dog - Partita con la Morte

Queste sono le tematiche che hanno reso prima universale e poi dannatamente profondo Dylan Dog. La mente di Sclavi era capace di arrivare, con un secondo livello di narrazione, dove lo sguardo insicuro degli adulti dell’epoca faceva fatica a giungere ma dove i ragazzi più giovani potevano essere guidati: a esplorare l’oscurità del proprio io e della vita.

Una delle tematiche classiche del primo periodo di Dylan Dog, infatti, è quella che i veri mostri siamo noi, mica gli zombie, le mummie ecc. (che per altro non mancano nell’arco dei numeri pubblicati).

Il declino

Come tutte le cose belle, però, anche Dylan Dog ha avuto una sua fine. Alcuni indicano il numero 100, altri il numero 88, qualcuno (più buono) arriva fino al numero 120 – ma tutti i fan, tutti coloro che erano stati disposti a farsi prendere per mano da Sclavi, si sono sentiti abbandonati. Proprio come Tiziano ha abbandonato la testata poco a poco, allontanandosene. E lasciandola in mano a persone che, purtroppo, non l’hanno mai compresa.

Anzi, rilancio: lasciandola in mano a persone che non l’hanno mai amata.

D’altra parte come si può definire qualcuno (e in questo caso parlo di tutta la Bonelli) che ha accettato che uscisse un abominio simile?

Dylan Dog: Dead of Night
Dylan Dog: Dead of Night

Il declino di vendite è un freddo elenco di numeri, per altro tutti molto poco ufficiali (la Bonelli non si sbottona a riguardo). Si sa per certo che il numero 45 ebbe una tiratura di 200 mila copie, che il numero 69 nel 1992 ha sforato le 300 mila, e che i numeri presumibilmente sono andati crescendo per qualche anno. Poi ci sono dei numeri non ufficiali, a partire dal 2000 (tranquilli, metto un po’ di fonti a fine articolo per i più curiosi). L’unico dato ufficiale recente è quello rilasciato dal Sole 24 Ore, nel 2010, che parla di 160 mila copie. Il che, vuol dire, aver perso quasi due terzi dei lettori in vent’anni.

Si potrebbe obiettare che sia una flessione di tutto il mercato del fumetto italiano; così, però, non è. Esistono fenomeni che reggono botta, per la loro qualità e per le loro idee innovative. Certo, i fumetti di Zerocalcare non sono serializzati come quelli Bonelli, ma sono la prova che i contenuti contano più di ogni altra cosa (non a caso, la stessa Bonelli ha commissionato a Zerocalcare un numero speciale di Dylan Dog, per cavalcare l’onda del successo dell’autore romano).

Il declino della qualità, invece, è palese a chiunque abbia il pollice opponibile (per tenere in mano gli albi) e gli occhi per leggere. Basta prendere un qualunque numero tra i primi cento (rilancio: tra i primi duecento) e confrontarlo con un trecentoequalcosa per accorgersi di come i contenuti, nella maggior parte dei casi, sono sterili storie a fumetti. Della magia, dell’orrore, dell’introspezione, della paura, della rabbia del Dylan Dog degli anni novanta non c’è più neppure l’ombra.

Dylan Dog

Ovviamente le cause non sono solo da ricercare nella qualità sempre più bassa dei testi del fumetto, ma anche dal mondo che, nel frattempo, è cambiato. Una volta lo splatter fungeva da valvola di sfogo, da rito di passaggio per gli adolescenti che volevano allontanarsi dal grigio e freddo mondo degli anni 80 dei genitori; adesso l’horror (al cinema, nei libri, nei fumetti) è diventato più psicologico o più paranormale ed è solamente una forma di intrattenimento.

Inoltre, la narrazione verticale è sempre meno utilizzata in media che si avvicinano ai fumetti (parlo, per esempio, delle serie tv moderne). Se nel 1990 poteva essere accettabile avere ogni 10-15 numeri di “casi a sé stanti” un numero per portare avanti la continuity, da parecchi anni questo registro narrativo è troppo lontano dal mondo dei ragazzi.

La grandezza di Sclavi, nei primi numeri di Dylan Dog, era proprio quella di saper parlare ai ragazzi con il loro stesso linguaggio. Una capacità che solo pochi hanno; una capacità che nessuno, tra quelli che poi lo hanno provato a sostituire, ha dimostrato di avere.

Tiziano Sclavi
Tiziano Sclavi

Infine, una delle cose più complesse della situazione attuale di Dylan Dog, è il doppio target: da una parte ci sono i giovani che, come abbiamo appena detto, fanno fatica ad avvicinarsi al formato bonelliano del fumetto (abituati a manga, comics, fumetti online, serie tv e tutti i tipi di narrazione moderna di cui usufruiscono più o meno dalla nascita, a seconda della loro età), mentre dall’altra abbiamo il target più adulto, quello che era adolescente quando Sclavi iniziò a scrivere i primi numeri. Fare funzionare i due assieme non deve essere un compito semplice, anzi.

Serviva una svolta, e svolta c’è stata. Ma, purtroppo, nella direzione sbagliata.

Qualcuno stacchi la spina

Il presente, poi, è forse la pagina più triste della storia di Dylan Dog; preso in mano da Roberto Recchioni, autore del mediocre Orfani (mediocre per le vendite, ed è un dato oggettivo, e mediocre per la qualità e questo è chiaramente soggettivo, ma aspetto nei commenti qualcuno che possa dimostrare il contrario), Dylan Dog ha provato a reinventarsi.

Sono stati ristampati i numeri più famosi, distribuendoli anche in libreria tramite la Bao, nella speranza di rivitalizzare il ricordo dei fan di vecchia data.

Per la nuova generazione, invece, si è cercato di attirare la loro attenzione inserendo tutta una serie di novità discutibili (come il “Siri” del nuovo scintillante smartphone o il “nuovo” cattivo John Ghost che già dal nome puzza di vecchio, o le citazioni a serie culto come The Walking Dead).

John Ghost

Ma non riuscendo a capire davvero cosa manca da anni ai lettori, Recchioni non sta facendo altro che scoparsi un cadavere cercando di riportarlo in vita tenere in vita un non-morto, senza nessuna idea che possa davvero salvarlo.

Le dichiarazioni ufficiali sono che hanno “bloccato l’emorragia” di lettori, tuttavia la Bonelli si rifiuta di fornire dati precisi a riguardo.

Interrogato sulla cosa da un utente Facebook, Recchioni ha risposto così:

Facebook - Screenshot
Facebook – Screenshot

Epilogo

Alla luce della situazione attuale non ho davvero idea di cosa accadrà al povero Dylan. È di qualche giorno fa la notizia che Simone Airoldi è entrato a far parte della Bonelli come Direttore Generale.

Cambierà qualcosa? Non lo so.

Lo spero, ma dubito, perché tutte le volte che qualche autore parla di Dylan Dog odierno lo elogia, sfanculando i fan con affermazioni tipo “il passato è passato, mo’ c’è il presente e questo vi tenete” (citazione non letterale dell’editoriale di Dylan Dog 344).

Ad ogni modo rilancio la provocazione che avevo detto un anno fa (e per il quale Recchioni mi ha trascinato sulla sua bacheca Facebook regalandomi, cito alla lettera, “un bukkake di insulti”):

Datemi Stano per 3 mesi e ve lo resuscito io Dylan Dog.

Nuovo Direttore Generale (sergiobonelli.it)
Interrogazione Parlamentare 1990 (repubblica.it)
Dati di vendita 2014 (fumettologica.it)
Dati di vendita 2013 (comicsblog.it)
Dati di vendita 2010 (ilsole24ore.com)
Dati vendita 2000 (comixarchive.it)
Cover numero 45 (qbartz.it)
Flame Recchioni-Sciutteri (facebook.com)
Fun Fact su Dylan Dog – sempre scritti da me (wellentheorie.wordpress.com)

 

Matteo Sciutteri
twitter.com/MasterRPG


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3 Comments

  • Tutto molto discutibile. Per esempio, ORFANI è stato pubblicato anche in Francia, Germania ed in altri Stati di cui non sono al corrente.
    Dylan Dog gode di buona salute. Esce il regolare, Color Fest, DyD Magazine, Dyd Old Boy, Il Nero della Paura (con la Gazzetta)
    Che io sappia nessun altro fumetto ha così tante edizioni in edicola o addirittura in fimetteria e libreria (mi riferisco alle edizioni di pregio edite con Bao)…

  • Non sono mai stato un grande estimatore di DYD, splatter,horror,zombie non mi hanno mai interessato anche se groucho dei primi tempi mi faceva morire dal ridere- Però il primo Tex l’ho comprato nel 1985 circa ed ho sempre seguito la SBE : Nick Raider Nathan never magico vento bella e bronco akim comandante mark piccolo ranger mister no martyn non erano malaccio, qualche bella storia originale e coinvolgente l’hanno scritta MA i nuovi personaggi dal 2000 in poi sinceramente faccio fatica a ricordarmi solo il nome: che strada ha intrapreso la SBE? Io abituato al vecchio caro western (che era, è e dovrebbe essere il cavallo di battaglia della casa editrice) l’ho visto praticamente sparire per fare posto a non specificati personaggi: con i soldi guadagnati da tex si sono infilati in un vicolo cieco e buio: perchè? Inseguire la modernità in questo modo sinceramente non mi ha mai convinto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: meglio pochi peronaggi ma buoni che una miriade di …

  • Molte delle considerazioni le condivido in toto, ci sono cose che un curatore dovrebbe tenere particolarmente sotto la lente, come il cambio di carta nei color fest. Ho avuto occasione di parlare con Francesco “Ausonia” Ciampi, lamentava il fatto che la sua storia fu pubblicata nella new line del color fest. In pratica mi disse che la tecnica che usò fu quella più adatta per il vecchio tipo di carta, quella semi patinata, infatti il risultato nel numero in oggetto non fu proprio esaltante. Dimenticanza? Forse, incompetenza certamente. Questa è una cosa di cui un curatore deve farsi carico o come il mio caro amico Alessio Bilotta, estensore dell’ottimo blog Slowcomix, che interpellato da Recchioni scambiandolo con l’autore Alessandro, non sono neppure parenti. Sviste? Quisquilie? Certamente scarsa attenzione, che si riverbera nella pubblicazione mensile. Certo è che tutte le colpe non sono ascrivibili alla rockstar, almeno quelle pregresse, ma il presente è lì, come un macigno, a dimostrare che la cura non funziona, almeno questo tipo di cura.

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