Shiny Magazine 4

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UN (T)ERRORE DA EVITARE

A ormai più di un mese di distanza dai sanguinosi attentati di Parigi, alla luce di un dibattito che ha inondato la nostra quotidianità con il contrapporsi di posizioni di ogni tipo, ciascuno di noi è chiamato (per quanto possibile) a ritrovare un equilibrio interiore. Non abbiamo la presunzione di dare risposte in merito. Ci limitiamo a sviluppare un ragionamento e ad esprimere il nostro personalissimo punto di vista.

C’è una canzone di Fabrizio De André che offre plasticamente un’immagine della reazione che qualcuno tenta cinicamente di scatenare ed alimentare. Il titolo è: “Le acciughe fanno il pallone”. I pescatori accendono le lampare ed il mare brilla attraendo irresistibilmente i pesci, che cominciano a radunarsi. Quando formano una sorta di pallone, si catturano semplicemente sollevando la rete.

Subito dopo il 13 novembre abbiamo visto diversi Pescatori all’opera. Hanno acceso le loro lampare ed il mare si è “illuminato” di messaggi:
“Bastardi Islamici”, “Impediamo l’ingresso ai musulmani”, “Chiudiamo internet”, “Usciamo dall’Europa”, “È tutta colpa degli immigrati”…

La domanda nasce spontanea.
Faremo la fine delle acciughe?

Il consenso ottenuto dalla destra (ultra)nazionalista alle elezioni regionali in Francia potrebbe indurre al pessimismo. Tuttavia, a differenza dei pesci, noi esseri umani diventiamo più ragionevoli di fronte al pericolo. Le stesse elezioni francesi lo hanno dimostrato una settimana più tardi: molti, seppur delusi dalla politica, temendo il peggio, sono corsi a salvare il salvabile al ballottaggio.

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Insomma, non è così difficile smontare la rete di questi Pescatori. Prendiamo il titolo che uno dei nostri giornali ha avuto il “coraggio” di pubblicare all’indomani dell’attentato: “Bastardi Islamici”. È a tal punto demenziale che si smonta con un esempio. La strage di Capaci, in cui perse tragicamente la vita il magistrato Giovanni Falcone, è stata provocata da Siciliani. C’è qualcuno che si sognerebbe mai di titolare in prima pagina “Bastardi Siciliani” e di proporre la chiusura delle frontiere agli Italiani dell’isola per questo motivo? Crediamo proprio di no (beh, ci riferiamo a persone di buon senso, forse qualche camicia verde estremista, in passato, ci ha pensato…).

Se non vi ha convinto l’esempio sui Siciliani (peraltro non nostro, ma di Moni Ovadia) fidatevi della grandezza morale del padre della nostra Valeria Solesin (morta tra le braccia del fidanzato, assassinata a Parigi durante il massacro del Bataclan) che, ai funerali della figlia, ha dichiarato:

“Siamo qui contro ogni fanatismo. Nostra compostezza è un atto dovuto”.

“Ringrazio i rappresentanti delle religioni, cristiana, ebraica e musulmana, presenza compiuta in questa piazza e simbolo del cammino degli uomini nel momento in cui il fanatismo vorrebbe nobilitare il massacro con il richiamo ai valori di una religione”.

Ai Pescatori di acciughe sono preferibili i politici di buon senso. Barack Obama sembra essere uno di questi:

“We cannot turn against one another by letting this fight be defined as a war between America and Islam. The vast majority of terrorist victims around the world are Muslim. If we’re to succeed in defeating terrorism we must enlist Muslim communities as some of our strongest allies, rather than push them away through suspicion and hate. That does not mean denying the fact that an extremist ideology has spread within some Muslim communities. This is a real problem that Muslims must confront, without excuse. But just as it is the responsibility of Muslims around the world to root out misguided ideas that lead to radicalization, it is the responsibility of all…– of every faith — to reject discrimination. It is our responsibility to reject religious tests on who we admit into… It’s our responsibility to reject proposals that Muslim Americans should somehow be treated differently. Muslim people are our friends and our neighbors, our co-workers, our sports heroes…”.

In sintesi, il Presidente Americano pone l’accento sull’importanza di una buona relazione e di un’alleanza con l’Islam moderato. “La maggioranza delle vittime del terrorismo sono musulmane”. Tuttavia nel messaggio non manca la risolutezza di chi ha il diritto di pretendere una chiara presa di posizione da parte degli alleati arabi. “Questo non significa negare” – aggiunge Barack Obama – “che l’ideologia estremista si insinui in molte comunità islamiche. Questo è un problema reale che il mondo musulmano deve affrontare lavorando con noi, SENZA SCUSE!”.

La premessa porta ad una prima conclusione. Il dibattito deve continuare. La gente deve essere informata correttamente su ciò che sta accadendo in Siria e dintorni. Ignorare la realtà e la complessità di quel mondo ci espone al rischio di fare la fine delle acciughe. Ecco un video che riassume quanto sta accadendo in quei territori: youtu.be/rBNRJTs3Bf0. Se avete tempo per un’analisi più dettagliata, magari condita con qualche provocazione nel finale che vi farà riflettere, consigliamo anche questo: youtu.be/3IzsTyC16h4.

Il secondo elemento su cui vale la pena di fare una riflessione è quello del modello di integrazione. La nostra società non può essere una fucina di “sfigati” che in mani sbagliate fanno più danni dei cattivi. Lo spiega molto bene il giornalista e scrittore Massimo Gramellini su La Stampa:

“Più dei cattivi e dei fessi, il male sembra attrarre irresistibilmente gli sfigati. il giovane belga che ha coordinato gli attentati del 13 novembre, era anzitutto questo. Uno sfigato. La lettura a ritroso del suo telefonino non offre dubbi al proposito. Le prime immagini, postate qualche anno fa, ritraggono auto di lusso e donne nude a cavalcioni di una moto. Desideri identici a quelli di un frequentatore del Billionaire, ma lontanissimi dalla realtà di un ragazzotto senza né arte né parte, che gli amici di allora definiscono «un piccolo coglione», in cerca di qualcuno che lo guardi e gli dia importanza. L’Isis è quel qualcuno. Lo attira in Siria, gli mette a disposizione i soldi, un mitra e un’idea basica di mondo – noi siamo i fighi, gli altri le zecche – che è quella di cui ha bisogno per sentirsi vivo. Il contrario dell’arachide di Superpippo. Abaaoud prende la nocciolina del male e diventa una Superpippa. Le immagini sul telefonino cambiano: eccolo sorridere tronfio, finalmente a bordo di un macchinone, mentre scarica in un fosso i cadaveri di dieci «infedeli» e inneggia alla guerra santa contro «laicità e democrazia». Concetti astratti, di cui forse non capisce il senso, ma capisce benissimo che odiarli dà un senso a lui.

Mi torna alla mente una vecchia serie tv, i Visitors, dove gli extraterrestri malefici in cerca di quinte colonne sulla Terra ingaggiavano «un piccolo coglione». Gli davano la divisa, un mitra, un’idea di sé, e ne facevano una spietata macchina da guerra. Gli sfigati fanno più danni dei cattivi. Per fortuna alla fine perdono sempre. Altrimenti che sfigati sarebbero?”.

Il terzo punto è che gli stati occidentali devono rispondere al terrore con misure e tecnologie efficaci, che ci facciano sentire più sicuri. Se c’è un vantaggio in tutta questa storia è che il nemico è tale da unire tutti coloro che “normalmente” sarebbero divisi. Chissà che questo “clima” non abbia anche contribuito al raggiungimento di un accordo storico alla conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi. In altri termini, siamo costretti a collaborare per salvarci e difenderci. Siamo in guerra, ma i campi di battaglia sono diversi: sebbene in Siria o in Libia si combatta, più tradizionalmente, con le armi, a casa nostra si deve rispondere con la tecnologia. Cosa significhi questo, esattamente, sarebbe complicato riassumerlo in poche parole. Scriveremo qualcosa di più dettagliato in futuro, partendo da un’analisi sul caso israeliano. Nel frattempo, vi consigliamo di leggere la recensione a pagina 152 del libro “Il Cerchio” dello scrittore americano Dave Eggers, che immagina un futuro in cui la tecnologia e la necessità di mantenere il controllo e la pace portino a teorizzare una sorta di “democrazia obbligatoria”, un mostro indistruttibile che si ciba della privacy e delle libertà individuali delle persone.

La quarta considerazione discende direttamente dalla precedente. Se sulla sicurezza si investisse seriamente e si perseguisse una politica di miglioramento continuo, probabilmente eviteremmo il terrore permanente che in Israele porta all’insorgenza di vere e proprie malattie, stati di ansia e panico.

Marco Lombardi, docente di “Gestione della crisi e comunicazione del rischio” all’Università Cattolica di Milano, spiega all’Unità che in Europa questo rischio non sembra potersi verificare, perché “il momento critico a cui stiamo assistendo è dovuto alla novità di ciò che è accaduto, ma è solo questione di tempo, la normalità tornerà presto”. L’uomo infatti, chiarisce Lombardi, “è un conservatore, per questo avrà la tendenza naturale a implementare atteggiamenti di routine che avranno un effetto tranquillizzante”.

La quinta ed ultima riflessione riguarda il ritorno alla vita di tutti i giorni. Per ogni colpo inferto alla liberté aumenta la fraternité, certo. Ma non basta a consolarci. Servirebbe un grande dibattito alla ricerca di un equilibrio tra sicurezza e privacy. Di fronte ad un gruppo armato che mira a soffocare la nostra cultura democratica con la violenza, dobbiamo rispondere con una società che miri a soffocare la violenza con la cultura democratica. Anche in questo caso sono emerse parole di straordinario valore a cui lasciamo il campo con commozione:

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“Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.

L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio”.

Antoine Leiris

l’Italia non ha una Rivoluzione, come quella francese, che ha segnato e definito la sua identità. Le nostre monete da 1 e 2 euro non raffigurano volti di regnanti o aquile imperiali, ma l’uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci ed un ritratto di Dante Alighieri. Da tali premesse si può concludere che gli Italiani, quelli veri, quando devono ritrovare se stessi dopo una fase difficile devono ripartire dalla loro tradizione culturale. Noi, nel nostro piccolo, ci proviamo con Shiny Magazine 4.

Purtroppo gli 007 come James Bond, che al Cinema trovano sempre una soluzione esaltante anche a stravolgimenti degli equilibri mondiali causati da gruppi terroristici, non li abbiamo. E nemmeno possiamo contare su soluzioni fantascientifiche come quelle narrate in Call of Duty: Black Ops 3, che propongono eserciti futuristici composti da soldati geneticamente e meccanicamente potenziati, in collegamento neurale tra di loro, che comunicano ed agiscono infallibilmente come singole entità. Tuttavia, queste “produzioni creative” possono aiutarci a vivere meglio. In questo numero trovate entrambe le recensioni delle opere succitate, alle pagine 128 e 100.

In questo contesto, non potevamo nemmeno farci mancare il fenomeno mondiale e culturale del momento. Sempre in questo numero, dedichiamo ben 4 articoli a Star Wars, col settimo episodio ora nelle sale di tutto il mondo (trovate la recensione a pag. 28) e che dimostra quanto il Cinema meriti definitivamente il titolo di “Settima Arte”. Oggi, grazie a internet e agli strumenti tecnologici di condivisione, parallelamente al merchandise e ai contenuti ufficiali di Star Wars, prolifera un intero microcosmo di appassionati da ogni parte del mondo che contribuiscono ad alimentare il mito, producendo e condividendo contenuti a tema in ogni campo artistico e culturale: fan-movies, videoclip, libri, illustrazioni, fumetti, musica, videogiochi, fotografie… Shiny Magazine, in occasione di questo numero natalizio, ha selezionato per voi alcuni degli artisti mondiali più interessanti che hanno omaggiato la saga creata da George Lucas con le loro creazioni. Trovate lo speciale intitolato “The Art of Star Wars” a pagina 40.

In linea con le teorie sulla CULTURE 3.0 (spiegate dettagliatamente in questo link: goo.gl/iZqIsS) noi pensiamo che la Cultura stia vivendo una sorta di Terza Era.

All’inizio, durante la Prima, c’erano i Mecenati (Culture 1.0) che finanziavano direttamente la produzione culturale determinando di fatto una limitata offerta e domanda di cultura. Poi, con lo sviluppo dei Mass Media (Culture 2.0), si è verificata un’ esplosione dal lato della distribuzione di prodotti culturali, con un’offerta rimasta comunque limitata. Con l’avvento dei Social Network, infine, anche l’offerta di Cultura è esplosa (Culture 3.0) ed oggi ci troviamo nel bel mezzo di una rivoluzione senza precedenti. Mai come ora si era visto tanto fermento su entrambi i fronti: quello dell’offerta e della domanda culturale. Si apre finalmente uno scenario inedito, con un futuro che noi immaginiamo così: www.shinymagazine.com/vision.

Siamo lieti di ospitare in questo numero (a pag. 96) la recensione di un film in uscita con pochi eguali basato sulla biografia, scritta da Walter Isaacson, di un personaggio, uno straordinario innovatore, che in qualche modo ha incarnato tale vision: Steve Jobs.

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In altri termini ci troviamo nell’era degli artisti, autori e creativi 3.0. Talenti che, usando opportunamente le tecnologie dell’informazione ed i social network, possono costruirsi un’audience di nicchia e di valore che gratifichi la loro creatività.

Uno degli esempi più interessanti che possiamo fare è quello di Iris Scott: un’artista americana che si è specializzata in una tecnica di pittura basata sulle dita della mano. I risultati sono straordinari. L’abbiamo ospitata su Shiny Magazine in passato e la sua bravura è fuori discussione. Nonostante ciò, non potrebbe ambire ai risultati che oggi consegue, se non usasse la tecnologia di cui disponiamo oggi. Tuttavia, non basta dotarsi degli strumenti giusti, è necessario utilizzarli bene. In altre parole, le soluzioni sono alla portata di tutti ma la strategia, lo “storytelling” e la configurazione integrata degli strumenti non lo sono affatto. Ecco perché Shiny Magazine ha l’ambizione di diventare un incubatore di artisti, autori e creativi 3.0. Loro ci mettono il talento, noi la nostra esperienza nella comunicazione.

Di recente, ci hanno colpito le sagge parole di Ndjock Ngana, poeta e scrittore camerunense che dal 1973 ha lasciato il suo paese per trasferirsi in Italia: “Vivere una sola vita in una sola città in un solo Paese in un solo universo vivere in un solo mondo è prigione. Conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola civiltà conoscere una sola logica è prigione.”

Questi versi suonano più che mai attuali. Noi condividiamo il principio a tal punto da proporre una sezione interamente in Inglese (pag. 172). Ciascun lettore di Shiny Magazine è dunque nella condizione di coltivare entrambe le proprie indentità: locale e globale. Stiamo lavorando alacremente per arricchire questa sezione con una serie di servizi a supporto. Se avete ancora qualche problema con l’Inglese, Shiny Magazine vi aiuterà a risolverlo. Se avete bisogno di servizi di traduzione o formazione, Shiny Magazine risponderà anche a questa esigenza.

Le parole di Ndjock Ngana riecheggiano anche in uno dei nostri nostri articoli più apprezzati: www.ilgattodellostivale.it.

Ne è nato un confronto interessantissimo con chi ci ha scritto pubblicamente e privatamente. Approfittiamo per fare due ringraziamenti particolari: il primo a Marta Bergamo che, con uno dei suoi commenti, ci ha suggerito l’idea di trasformare l’articolo in un progetto che promuova una collezione di esperienze formative all’estero per tutte le tasche. Il supporto per chi non ce la fa da solo, potrebbe arrivare da Italiani che, in relazione ai benefici ottenuti maturando esperienze formative, professionali o imprenditoriali in un contesto internazionale, vogliano restituire qualcosa al Bel Paese. Il secondo ringraziamento va alla Professoressa Frau che, da Boston, ha letto, apprezzato ed incoraggiato l’iniziativa di trovare un gruppo di italiani di successo che vogliano dare vita ad un progetto non-profit a favore dei nostri ventenni.

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In conclusione, ci torna in mente la famosa frase che Winston Churchill (primo ministro Inglese durante la Seconda Guerra Mondiale) pronunciò quando qualcuno gli propose di tagliare i fondi destinati alla Cultura, per difendere lo sforzo bellico:

“Ma allora, per cosa combattiamo?”

Buona lettura, buone feste ed un sereno 2016 a tutti!
E che la Forza sia con Voi!

Luca Tenneriello
Francesco Annunziata

Anteprime:

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