Alfa Romeo: Cultura da Vendere

Alfa Romeo

La nuova Alfa Romeo Giulia non è semplicemente una delle tante automobili che affolleranno le nostre strade. Illudersi di poterla snobbare o accostare alle altre in circolazione, sarebbe un grave errore di sottovalutazione, che certo non gioverebbe alla reputazione di chi ci provasse. Questo perché, dietro alla rinascita dello storico brand del Biscione (iniziata proprio con la presentazione ufficiale della Giulia), si cela una visione che trascende prestazioni tecniche capaci di orientare le nostre preferenze alla guida.

Ad Alfa Romeo, che ci piaccia o no, stiamo affidando l’onore e la responsabilità di rappresentarci nel mondo. Noi, per il semplice fatto di essere Italiani, saremo protagonisti (in molti casi inconsapevoli) di una straordinaria ed emozionante sfida culturale e globale.

GiuliaQuadrifoglio_4zoom

Per comprendere appieno il significato di quanto affermato, svilupperò un ragionamento che parte dai tre pilastri della strategia FCA (Fiat Chrysler Automobiles):

  • Dimensioni Globali del gruppo automobilistico
  • Made in Italy
  • Tecnologia Ferrari targata Alfa Romeo

 

 

Dimensioni Globali di Fiat Chrysler Automobiles

Lo abbiamo sentito dire tantissime volte, fino alla noia: viviamo in un mondo globale (o globalizzato).

Potrei elencare molte definizioni dotte su questo fenomeno. Tuttavia in questa sede basta precisare che nel business il termine globalizzazione significa approfittare delle opportunità ovunque esse emergano, senza limiti geografici. In altri termini, se un’azienda ha bisogno di risparmiare sulla manodopera delocalizza la produzione in un paese emergente; se ha bisogno di risparmiare sulle tasse sceglie dove pagarle; se vuole incrementare le vendite internazionalizza le sue attività a favore dei mercati che ritiene più congeniali…

Sergio Marchionne

FCA (Fiat Chrysler Automobiles) non fa eccezione. In nome della competitività, i vertici aziendali hanno deciso di approfittare delle opportunità della globalizzazione spostando la sede legale in Olanda, pagando le tasse in UK, quotando le proprie azioni negli USA e godendo di una capillare rete di distribuzione e vendita (i vecchi concessionari ereditati da Chrysler) sul mercato americano. Molti di noi, in ragione degli inevitabili squilibri sociali, non hanno visto di buon occhio questa strategia competitiva. Tuttavia, in questo clima di esasperata e spietata concorrenza, c’è un dato che dovrebbe farci piacere: la produzione delle auto di prestigio è rigorosamente e strategicamente Italiana. Questo perché tra le grandi occasioni che il mondo globalizzato mette a disposizione c’è (fortunatamente) anche quella di produrre nel Bel Paese, puntando sul valore che il mercato attribuisce al “Made in Italy”.

 

 

Made in Italy

Ma perché produrre in Italia, con ciò che ne consegue in termini di costi, è una grande opportunità per FCA?

Per rispondere, estendo alcune delle considerazioni che sul Corriere della Sera il presidente del Comitato Promotore Roma 2024, Luca Cordero di Montezemolo, elabora a favore della candidatura della capitale alle Olimpiadi del 2024: esiste una categoria di Turisti Globali il cui numero già cospicuo aumenterà, statistiche alla mano, di circa 800 milioni nei prossimi 15 anni. Molti di questi non solo visiteranno il Bel Paese, ma se ne innamoreranno. Dobbiamo certamente migliorare la nostra capacità di accoglierli ma stiamo imparando. In qualche modo la crisi ci sta insegnando che il turismo è una fonte di ricchezza che va tenuta in debita considerazione.

Il Made in Italy non è altro che la capacità di trasferire la bellezza, la cultura ed il prestigio del nostro Paese ai nostri prodotti e servizi, attraverso l’eccellenza della produzione e della comunicazione. L’incremento di turisti creerà ancora più consumatori e contribuirà a sostenere (e speriamo moltiplicare) le vendite del nostro export. Tanto quanto la Formula 1 rappresenta per Ferrari un costo ampiamente ripagato dalle vendite internazionali (trainate dal mito che il mondo delle corse alimenta), gli investimenti tesi a promuovere e valorizzare (anche attraverso grandi eventi come Expo o Olimpiadi) Roma, Napoli, Firenze, Venezia, Milano… saranno ampiamente ripagati dall’aumento dei flussi turistici e dal crescere del nostro export. L’Office of National Statistics britannico ha indicato che dal 2010 al 2014 (con Olimpiadi nel 2012) la spesa turistica a Londra è passata da 6,3 a 9 miliardi di sterline.

Vettel 2015

Piazza Duomo Milano

L’associazione tra bellezza, cultura ed eccellenza della produzione italiana conferisce al Made in Italy il prestigio ed il ruolo che merita nel mondo globale. FCA ne è perfettamente consapevole e se ne avvantaggia strategicamente lanciando modelli che portano nomi italiani (in questo primo caso “Giulia”) nel mondo. Durante una recente visita in India ho potuto osservare che anche lì un buon ice cream si chiama “gelato”, un buon milk si chiama “latte” e così via… I margini garantiti da un’automobile Made in Italy compensano costi ragionevolmente superiori per il trasporto, manodopera, energia…

Se capitate a Milano, magari per visitare l’Expo, non perdetevi questo spettacolo gratuito di 15 minuti:

panoramaitaly2015.com

In piazza Gae Aulenti è allestito una sorta di cinema circolare. Sarete avvolti da bellezza, musica e Made in Italy a tutto tondo che vi renderanno orgogliosi di essere italiani.

 

 

Tecnologia Ferrari targata Alfa Romeo

Sergio Marchionne, mentre svelava la Giulia sulle note della romanza “Nessun Dorma” con l’immancabile e spettacolare “Vincerò” di Andrea Bocelli in persona, ha paragonato l’Alfa Romeo alla Turandot. Questo perché, ha spiegato il CEO di FCA, la Turandot “ha una genesi travagliata, quella di un capolavoro rimasto per lungo tempo incompiuto, così come l’Alfa che si trasforma in questi ultimi 2 anni, da principessa di ghiaccio, da progetto in perenne divenire a questo trionfo d’arte e di passione”.

Come nel caso del paragone con la Turandot, tutta la storia del rilancio di Alfa Romeo viene raccontata raccogliendo il carico di prestigio che solo cultura può dare. L’Alfa Giulia è stata pensata, per esempio, con lo stesso approccio che portò una squadra di esperti durante la seconda guerra mondiale a lavorare in capannoni segreti per progettare e costruire, in soli 150 giorni, un innovativo aereo da caccia che fosse in grado di contrastare l’avanzata tedesca. Allo stesso modo, i migliori ingegneri FCA, hanno lavorato per più di 2 anni in capannoni fantasma, non a caso dislocati in Italia, per concepire la nuova Alfa e renderla unica.

GiuliaQuadrifoglio_3zoom

Giulia

Nel frattempo, aggiunge Marchionne, si è andati a studiare il passato trionfale del marchio e le ragioni che lo portano ancora oggi ad essere amato, nonostante gli errori commessi. Ora dopo una sorta di “processo catartico l’Alfa è tornata pura”.

Un importante ruolo in questo salto evolutivo verrà giocato dal mondo Ferrari, che in una dichiarata e strategica sinergia, garantirà l’eccellenza delle prestazioni.

LaFerrari

Tutte queste considerazioni che rievocano opere, storie e trionfi convergono in un’unicità che depura il marchio dalla “normalità” degli ultimi anni e lo rilanciano nel prestigioso mercato Premium. Il fatto che ancora oggi tra milioni di auto un’Alfa Romeo garantisca riconoscibilità e trasmetta esclusività ha convinto FCA ad investire 5 miliardi di dollari. Un piano di sviluppo, di cui la Giulia rappresenta solo l’inizio, che porterà al lancio di altri 7 modelli nei prossimi 3 anni con obiettivi di vendita così ambiziosi da non avere precedenti nel mercato dell’auto.

Considerata la qualità indiscussa della concorrenza tedesca sarà una sfida da far tremare i polsi.

Mercedes C

Audi A4

BMW Serie 3

Alla luce di queste considerazioni sulle dimensioni globali del Gruppo FCA, sul Made in Italy e sul brand Alfa Romeo, è incredibile osservare di quanta cultura (ne ha addirittura da vendere!) sia carico questo rinnovato e ritrovato marchio. Cultura d’impresa, economica, finanziaria, storica, letteraria, meccanica… ne definiscono, attraverso un simbolo ed un nome, l’identità ed i valori.

Come amuleti o talismani nelle società tradizionali, i marchi oggi determinano l’appartenenza a vere e proprie comunità. Le storie di Apple, Ferrari, Rolex e di tanti altri dimostrano che quanto più inclusive, accoglienti e profonde sono le relazioni con l’identità ed i valori del marchio, tanto più forte esso è. Ecco spiegato perché la strategia di comunicazione dietro i marchi va oltre la descrizione dei prodotti/servizi e delle loro funzionalità. Elementi di carattere tecnico cedono il passo all’atmosfera che il marchio è in grado di creare, all’esperienza che è capace di offrire ed ai benefici (materiali ed immateriali) che è in condizione di garantire.

Persino in un settore in cui la produzione e la distribuzione richiedono grandi dimensioni e numeri a garanzia della sostenibilità del business, vediamo affermarsi sempre più l’Economia della Cultura. Prestazioni da Formula 1 e dati tecnici inattaccabili mostrerebbero tutti i loro limiti se non riuscissero ad emozionare. Non a caso lo slogan scelto per Alfa Romeo è “La meccanica delle emozioni” ed il Paese di riferimento è quello che più di tutti al mondo le suscita: la nostra bella Italia.

La cultura, in questo contesto, diventa una fonte inesauribile di opportunità che, combinate e ricombinate, partoriscono nuove idee. Idee che si trasformano in storie che ci fanno sognare ed in marchi che diventano esperienze capaci di arricchirci, di ispirarci e di metterci in contatto con chi condivide le stesse passioni.

Prendendo in prestito il tono e le parole di un famoso spot pubblicitario recitato da Bob Dylan possiamo concludere dicendo:

“So, let Germany brew your beer, let Switzerland make your watch, let Asia assemble your phone. And let Alfa Romeo build you car. We (in Italy) will design your lifestyle!”.

 

[showto browser=”desktop”]

[/showto]

[showto browser=”tablet”]

[/showto]

[showto browser=”mobile”]

[/showto]

More from Francesco Annunziata

Hai vent’anni e sei Italiano: che culo!

C’era una volta un giovane gatto Italiano, lo chiameremo con affetto “Il...
Read More

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *